Fin dalle origini, e senza alcuna interruzione, il gatto sviluppa una particolare affinità con la donna, sia nella vita quotidiana, dove la donna si dimostra tollerante e può perfino apprezzare l’indipendenza, lo scarso rispetto per la gerarchia e l’obbedienza del piccolo felino, sia nel simbolismo religioso, dove il gatto rappresenta la femminilità e la maternità. Già nell’Antico Egitto, quando il gatto viene rappresentato in scene di vita domestica, accucciato sotto la sedia dei propri padroni, non è mai raffigurato vicino all’uomo, ma sempre accanto alla donna. Nel periodo precedente alla diffusione della cristianità, in molte culture è presente il culto della dea madre, fonte di fertilità, legata al ciclo lunare all’abbondanza e alla nascita. Bastet nel la religione egizia, Artemide per i Greci, Diana per i Romani, Freyia per gli Scandinavi, vengono raffigurate o sono comunque legate alla figura del gatto la gatta è infatti una madre prolifica, affettuosa e premurosa con i figli, pronta a difenderli da qualunque pericolo, trasportandoli delicatamente in una tana sicura, o attaccando furiosamente un nemico anche molto più grande. la gatta era inoltre associata al ciclo lunare, grazie alla capacità di stringere a fessure o ingrandire le pupille, seguendo, secondo le antiche credenze, le fasi di luna nuova e luna piena la graduale estinzione delle divinità pagane e la diffusione della cristianità corrispondono a un drammatico cambiamento di atteggiamento nei confronti del gatto, che diventa un demone malvolente, agente del demonio e malefico compagno di streghe e negromanti. Durante tutto il Medioevo e il primo periodo moderno, i gatti, in particolare quelli neri, sono vittima di feroci persecuzioni, iniziate nel XIII secolo e durate per più di 450 anni,dall’uomo, la tendenza a vagare nelle ore notturne gli occhi rilucenti al buio e le rumorose riunioni sessuali, con urla lamentose, non giocavano certo a favore del gatto e di chi se ne prendeva cura. le streghe venivano accusate di partecipare ai Sabba cavalcando gatti giganti e una donna che accudiva un gatto correva il serio pericolo di essere bruciata come strega. le vittime di queste persecuzioni erano spesso donne povere e anche malgrado lo stato di indigenza si prendevano amorevolmente cura del proprio animale domestico. Proprio lo stretto legame tra uomo e animale, ritenuto perverso e sbagliato, è tra le cause della caccia alle streghe. Questa convinzione in parte sopravvive ancora oggi, nella contrapposizione tra gli amanti degli animali e chi li accusa di preferire le bestie agli uomini, o di attribuire agli uni e agli altri pari dignità. Nel Medioevo l’amore per i gatti non era però presente esclusivamente nei ceti sociali meno abbienti: la nobiltà e il clero indugiavano nelle stesse pratiche, ma erano al di sopra del giudizio popolare, per quanto in alcuni casi anche dei nobili vennero accusati di sacrilegio e stravaganza immorale per l’affetto dimostrato verso i propri animali. In Oriente l’atteggiamento verso i gatti è generalmente più favorevole, anche se in Giappone i gatti hanno seguito un destino simile ai gatti europei Introdotti verso IVI secolo dc., i gatti vennero inizialmente accolti con favore, tanto che era usanza ospitarne almeno due in ogni tempio, per proteggere i preziosi manoscritti dai denti affilati dei roditori, e si dipingevano immagini feline nei preziosi allevamenti di bachi da seta, per allontanare minaccia dei topi. Nel XVI secolo la figura del gatto viene però spesso avvicinata a quella di un demone, come la Neko-Baké strega antropofaga che sotto forma di gatto si introduce nelle case per rapire i bambini disubbidienti e mangiarseli.
Negli ultimi duecento anni il gatto ha nuovamente ottenuto il favore dei Giapponesi che lo venerano soprattutto dopo la morte. A Tokyo il tempio Go-To-Ku-Ji è dedicato al piccolo felino raffigurato da Maneki-Neko una gatta con la zampa destra alzata, come per salutare il visitatore, che reca felicità e assicura fortuna All’interno del tempio vengono seppelliti i gatti riprodotti in sculture e pitture.
Nel mondo occidentale, anche con la fine dei secoli bui, l’atteggiamento verso questo animale rimane ambivalente; il gatto rimane per molti un compagno falso e infido, pronto a elemosinare il cibo con le moine e ad andarsene, o addirittura a rivoltarsi, quando più gli aggrada. Ancora oggi incrociare un gatto nero è segno di sfortuna, mentre è considerato scaramantico averne uno.
