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La vitamina C

La vitamina C

Funzione:
Si pensa per curare la leucemia felina, e prevenire le infezioni dei tratti urinari. La vitamina C è stata utilizzata con diverso successo nella prevenzione della formazione di calcoli vescicali nei cani e nei gatti. La vitamina C rende l’urina più acida e mantenere l’urina acida aiuta a scoraggiare la creazione della gran parte dei tipi di calcolo. La vitamina C è largamente usata come un supplemento per gli animali domestici nella fase di crescita, nella gestazione, nell’allattamento, per lo stress e il lavoro. Per quanto riguarda il suo utilizzo nella cura virale del raffreddore e della leucemia felina, però ci sono poche testimonianze a suo favore.

Le fonti:
E’ sintetizzato nel fegato dei gatti in salute. Gli agrumi e le verdure.

La quantità giornaliera: non serve

La tossicità:
Non c’è preoccupazione di tossicità per vitiamina C.

I segni della carenza:
Guarigione lenta, suscettibilità in aumento alla malattia.

Le armi del cacciatore

Il gatto ha mantenuto nei secoli una grande indipendenza dall’uomo solo grazie all’abilità di cacciatore ereditata dall’antenato selvatico. E proprio nella fremente attesa dell’agguato, nello scatto fulmineo dell’inseguimento e nell’agilissimo balzo per catturare la preda che possiamo ammirare la specializzazione di questo piccolo carnivoro predatore. la struttura anatomica del gatto è slanciata ed elegante, con le zampe anteriori estremamente mobili grazie alla riduzione estrema della clavicole, sostituita da potenti muscoli. la spina dorsale è formata da vertebre con giunture flessibili, che aumentano la fluidità del movimento e la potenza nel salto e nello scatto. le zampe posteriori sono specializzate nel fornire spinta nel salto  più che nella corsa. Tuffi i Felidi sono digitigradi, camminano cioè sui cuscinetti delle dita, e hanno cinque dita negli arti anteriori, con il pollice che non tocca il terreno, e quattro negli arti posteriori. la lunga coda serve da bilanciere nella corsa e nelle arrampicate. Gli adattamenti alla caccia sono evidenti anche nella struttura del cranio  che è corto e robusto  in modo da garantire una presa ferrea nell’attacco.

 
I denti sono ridotti a trenta e sono specializzati nella dieta carnivora, per la cattura e l’ingestione della preda. I piccoli incisivi sono utili per pulirsi il pelo, ma i lunghi canini sono vere armi affilate, dotate alla radice di sensori di pressione, per dosare con precisione il morso letale. . Il premolare superiore e il molare interiore, detti denti fermi, sono denti grandi e taglienti posti vicino all’angolo della bocca  dove grazie ai masseteri possono esercitare una forte pressione, per tagliare la carne.
 la lingua è provvista di numerose piccole papille cornee rivolte all’indietro, che raspano la carne dalle ossa, e funzionano  inoltre, come una spazzola sul pelo, lisciandolo e pulendolo Oltre ai lunghi e robusti canini  i Felidi dispongono di una seconda arma letale, gli artigli protrattili, aguzzi e a forma di falce. A riposo rimangono retratti e vengono sfoderati contraendomuscoli ed estendendo tendini e legamenti dell’ultima falange delle dita.

La storia moderna

Il ruolo di animale da affezione accompagna il gatto fin dal suo primo in contro con l’uomo; dai fasti dell’Antico Egitto è però necessario arrivare fino al diciannovesimo secolo, con la rivoluzione industriale, la diffusione della cultura e l’incremento del benessere perchè il gatto torni a essere protagonista nelle arti, nelle scienze e nella vita dell’uomo.
Dal 1800 il gatto è una presenza discreta e affascinante in innumerevoli dipinti, illustrazioni e fotografie; la letteratura gli dedica pagine e versi memorabili, e il cinema gli offre ruoli da comprimario e da primo attore; in pochi decenni il gatto entra prepotentemente nelle case e nella cultura moderna. Finalmente liberi di esprimere e di manifestare pubblicamente la propria passione per il gatto, nobili e borghesi si dedicano alla scoperta del piccolo felino, soprattutto attraverso l’allevamento e la diffusione delle razze selezionate, Il fenomeno esplode in Gran Bretagna, allora patria dei migliori allevatori del mondo e di una lunga tradizione di fiere, manifestazioni popolari dove gli animali più belli, meglio presentati, e i più famosi vengono giudicati e premiati. Nel XX secolo l’attenzione si sposta verso gli aspetti più scientifici e I gatto diventa uno degli animali più studiati in medicina, fisiologia e genetica. Negli anni ‘60 iniziano i primi studi di comportamento dei felidi selvatici e del gatto domestico, divulgati grazie a scrittori ed etologi come George B. Sballer, Peter leyhau sen, Desmond Morris e Giorgio Celli Negli anni’90 il gatto conquista infine il primato di animale da affezione più diffuso al mondo, superando per la prima volta il suo eterno rivale, il cane.

Storie e Leggende

Le storie, le leggende, proverbi e e superstizioni legate ai gatti sono innumerevoli e rispecchiano fedelmente l’atteggiamento ambivalente verso il gatto in tutte le epoche e in tutte le culture.
Egitto
Nel 500 ac. l’esercito Persiano, comandato da Cambise, assediò Pelusio, l’attuale Thisseh nei pressi di Porto Said scontrandosi con la fiera resistenza degli Egizi. Constatata l’impossibilità di sopraffare la guardia egiziana, Cambise ordinò ai propri uomini di catturare vivi quanti più gatti possibile. Tre giorni dopo l’armata persiana attaccò facendosi scudo con i gatti: gli Egizi pur di non ferire i gatti nel combattimento si arresero.
Arabia
la gatta preferita di Maometto si addormentò sulla manica della sua veste e il profeta preferi tagliare il lembo di stoffa piuttosto che svegliarla. In segno di ringraziamento la gatta gli rivolse al suo ritorno una riverenza e il profeta le passò tre volte la mano sul dorso, concedendo cosi a tutti i gatti  privilegio di ricadere sempre sulle quattro zampe.
Giappone
Il gatto, convocato come tutte le creature, ad assistere all’ingresso di Budda nel nirvana, si addormentò per strada giungendo in ritardo alla cerimonia. Il Buddismo antico invitava quindi a proteggere tutti gli animali eccetto il gatto.
Europa
E diffusa in molti Paesi europei la leggenda del ponte del diavolo: gli abitanti del paese si impegnano con il diavolo a cedergli l’anima del primo essere che attraverserà il ponte in cambio dell’aiuto per costruirlo. Giunto il giorno dell’inaugurazione, il vescovo riesce però a salvare anima ai suoi fedeli convincendo un gatto nero ad attraversare il ponte beffando cosi il diavolo.
Finlandia
Nel Kalevala epopea nazionale finlandese  si narra di una strega che entra in una casa e con un incantesimo trasferisce tutti i presenti su una slitta trainata da un gatto gigantesco, portandoli ai limiti del Pohjola, il mondo della notte e degli spiriti malvagi.
Olanda
Secondo una superstizione locale chi non ama i gatti si sposerà o sarà condotto al cimitero sotto la pioggia.

Grecia
Esopo narra che Venere abbia esaudito la richiesta di una gatta, innamorata di un giovane, trasformandola in donna. A dispetto dell’apparenza umana, bastò però che un topo attraversò la stanza per farla balzare con scatto felino all’inseguimento della piccola preda.
Polonia
Secondo una leggenda nazionale, disperata per il gesto crudele del padrone, che aveva gettato nel fiume i suoi figli una gatta esprimeva con lamentosi miagolii il proprio dolore. I salici, impietositi dalla vista della gatta, tesero i rami verso il fiume, permettendo ai piccoli di aggrapparsi e salvarsi dalle acque. Da allora, ogni primavera, i salici non fioriscono, ma in ricordo dell’avvenimento si rivestono di infiorescenze ricoperte di morbida peluria, simile alla pelliccia di un gattino, che vengono chiamate proprio gattini

Il Gatto della Strega

Fin dalle origini, e senza alcuna interruzione, il gatto sviluppa una particolare affinità con la donna, sia nella vita quotidiana, dove la donna si dimostra tollerante e può perfino apprezzare l’indipendenza, lo scarso rispetto per la gerarchia e l’obbedienza del piccolo felino, sia nel simbolismo religioso, dove il gatto rappresenta la femminilità e la maternità. Già nell’Antico Egitto, quando il gatto viene rappresentato in scene di vita domestica, accucciato sotto la sedia dei propri padroni, non è mai raffigurato vicino all’uomo, ma sempre accanto alla donna. Nel periodo precedente alla diffusione della cristianità, in molte culture è presente il culto della dea madre, fonte di fertilità, legata al ciclo lunare all’abbondanza e alla nascita. Bastet nel la religione egizia, Artemide per i Greci, Diana per i Romani, Freyia per gli Scandinavi, vengono raffigurate o sono comunque legate alla figura del gatto la gatta è infatti una madre prolifica, affettuosa e premurosa con i figli, pronta a difenderli da qualunque pericolo, trasportandoli delicatamente in una tana sicura, o attaccando furiosamente un nemico anche molto più grande. la gatta era inoltre associata al ciclo lunare, grazie alla capacità di stringere a fessure o ingrandire le pupille, seguendo, secondo le antiche credenze, le fasi di luna nuova e luna piena la graduale estinzione delle divinità pagane e la diffusione della cristianità corrispondono a un drammatico cambiamento di atteggiamento nei confronti del gatto, che diventa un demone malvolente, agente del demonio e malefico compagno di streghe e negromanti. Durante tutto il Medioevo e il primo periodo moderno, i gatti, in particolare quelli neri, sono vittima di feroci persecuzioni, iniziate nel XIII secolo e durate per più di 450 anni,dall’uomo, la tendenza a vagare nelle ore notturne gli occhi rilucenti al buio e le rumorose riunioni sessuali, con urla lamentose, non giocavano certo a favore del gatto e di chi se ne prendeva cura. le streghe venivano accusate di partecipare ai Sabba cavalcando gatti giganti e una donna che accudiva un gatto correva il serio pericolo di essere bruciata come strega. le vittime di queste persecuzioni erano spesso donne povere e anche malgrado lo stato di indigenza si prendevano amorevolmente cura del proprio animale domestico. Proprio lo stretto legame tra uomo e animale, ritenuto perverso e sbagliato, è tra le cause della caccia alle streghe. Questa convinzione in parte sopravvive ancora oggi, nella contrapposizione tra gli amanti degli animali e chi li accusa di preferire le bestie agli uomini, o di attribuire agli uni e agli altri pari dignità. Nel Medioevo l’amore per i gatti non era però presente esclusivamente nei ceti sociali meno abbienti: la nobiltà e il clero indugiavano nelle stesse pratiche, ma erano al di sopra del giudizio popolare, per quanto in alcuni casi anche dei nobili vennero accusati di sacrilegio e stravaganza immorale per l’affetto dimostrato verso i propri animali. In Oriente l’atteggiamento verso i gatti è generalmente più favorevole, anche se in Giappone i gatti hanno seguito un destino simile ai gatti europei Introdotti verso IVI secolo dc., i gatti vennero inizialmente accolti con favore, tanto che era usanza ospitarne almeno due in ogni tempio, per proteggere i preziosi manoscritti dai denti affilati dei roditori, e si dipingevano immagini feline nei preziosi allevamenti di bachi da seta, per allontanare minaccia dei topi. Nel XVI secolo la figura del gatto viene però spesso avvicinata a quella di un demone, come la Neko-Baké strega antropofaga che sotto forma di gatto si introduce nelle case per rapire i bambini disubbidienti e mangiarseli.
Negli ultimi duecento anni il gatto ha nuovamente ottenuto il favore dei Giapponesi  che lo venerano soprattutto dopo la morte. A Tokyo il tempio Go-To-Ku-Ji è dedicato al piccolo felino raffigurato da Maneki-Neko una gatta con la zampa destra alzata, come per salutare il visitatore, che reca felicità e assicura fortuna All’interno del tempio vengono seppelliti i gatti  riprodotti in sculture e pitture.
Nel mondo occidentale, anche con la fine dei secoli bui, l’atteggiamento verso questo animale rimane ambivalente; il gatto rimane per molti un compagno falso e infido, pronto a elemosinare il cibo con le moine e ad andarsene, o addirittura a rivoltarsi, quando più gli aggrada. Ancora oggi incrociare un gatto nero è segno di sfortuna, mentre è considerato scaramantico averne uno.

 

Alla conquista del mondo

Il gatto domestico è senza dubbio il rappresentante più numeroso e diffuso della famiglia dei Feudi. Il suo successo nasce proprio dall’incontro con l’uomo: è dall’Antico Egitto che il gatto inizia la sua conquista delle terre emerse. Tutelati e protetti dagli Egizi, che ne avevano vietato il commercio e l’esportazione, i primi gatti raggiungono abusivamente le coste mediterranee al seguito delle navi mercantili e delle legioni romane. Nel 500 ac, quando il culto del gatto è al culmine in Egitto, il piccolo felino è solo una curiosità per le civiltà del Mediterraneo dove Greci e Romani lo considerano un insolito ed esotico animale da compagnia, preferendogli furetti e puzzole addomesticati per proteggere le scorte di cibo dai topi. Saranno necessari 900 anni prima che il gallo ottenga il giusto riconoscimento in questo compito.
 legioni e coloni romani introducono il gatto in tutto l’impero contribuendo notevolmente alla sua diffusione, il gatto compare nel lontano Oriente verso il 200 dc e dall’india raggiunge prima la Cina, poi il Giappone. Dal X secolo dc il gatto ha conquistato ormai la maggior parte dell’Europa e dell’Asia. Nel XV e XVI secolo, grazie ai grandi viaggi di esplorazione, il gatto approda nel Nuovo Mondo, in Australia e Nuova Zelanda.

I Segreti del suo successo

Cani e gatti sono sempre stati considerati dall’uomo animali di grande utilità, Il compito tradizionale del gatto è quello di cacciatore di topi, dai granai degli antichi Egizi alle cantine delle moderne abitazioni. Per molti se coli al gatto non venne però riconosciuto il ruolo di sterminatore di roditori, neppure al tempo delle crociate  quando l’Europa fu invasa dal ratto nero  terribile portatore della peste. Il valore dei gatti era però ben noto sulle navi, di continuo infestate dai topi che mettevano a rischio il successo delle spedizioni commerciali o militari che fossero; il gatto era quindi una presenza costante sui velieri. Ma se potevano costituire un buon deterrente per i topi e i ratti neri, ben pochi gatti erano in grado di affrontare i ratti grigi, che invasero  la Gran Bretagna e quindi l’America nel XVIII secolo. Grandi, aggressivi e perfettamente a proprio agio vicino all’uomo, i ratti grigi  non avevano alcun timore del gatto che venne ben presto sostituito dal cane più forte e adatto ad affrontare questo temibile avversario.I gatti sono stati apprezzati in passato anche per la morbida pelliccia, un utilizzo forse poco diffuso, ma costante nella storia del piccolo felino e dei suoi parenti selvatici. la pelliccia di questi animali era infatti ricercata già dai nostri antenati che vivevano nelle caverne. Come testimoniano alcuni reperti dell’anno Mille il mantello del gatto faceva parte del guardaroba dei vichinghi, e nel Medioevo era un comune articolo di commercio in tutta Europa. Dal XVI-XVII secolo, con l’ingrandirsi delle città aumentò anche il numero di gatti con conseguenza la pelliccia divenne sempre meno pregiata.le pelli maculate dei felidi selvatici rimasero invece rare e costose, oggetto di una caccia indiscriminata in tutti i continenti. Solo in questo secolo, nel secondo dopoguerra la cattura, l’uccisione e il commercio di parti degli animali selvatici ormai a rischio di estinzione è stata regolamentata e sanzionata a livello internazionale, permettendone cosi una maggiore tutela, Dal tempo delle piramidi e dei faraoni, il gatto viene accolto in famiglia semplicemente come animale da compagnia, senza che gli venga attribuito alcun vantaggio pratico ed economico. Tra tutti gli animali disponibili, l’uomo ha infatti preferito il cane e il gatto come animali da compagnia; questa scelta è forse in parte dovuta al caso, questi due animali erano semplicemente al posto giusto al momento giusto, ma non solo. Il cane e il gatto sono simili in quanto carnivori di media taglia, anche se il primo ha un ulteriore predisposizione alla vita in famiglia, per la natura molto sociale della specie. Entrambi sono territoriali tendono cioè a formare un legame forte con la zona in cui vivono e non hanno bisogno di essere legati o rinchiusi.

 
Proprio per a spiccata socialità, il cane rispetto al gatto, tende a essere più legato al gruppo che al territorio. Per lo stretto vincolo con l’area in cui vivono, entrambe le specie sono relativamente pulite: chi ha avuto scimmie, conigli cavie o uccelli può facilmente rendersi conto di quanto sia sgradevole un animale che deposita feci e urine in qualunque punto del la casa. Cani e gatti inoltre tendono a essere attivi soprattutto durante il giorno come l’uomo, rendendo decisamente più facile interagire con loro. la popolarità di alcuni piccoli animali da compagnia crepuscolari e notturni è aumentata infatti solo con la diffusione dell’energia elettrica, che prolunga l’attività dell’uomo oltre il tramonto.Anche le dimensioni ridotte rendono più facile la gestione e il controllo di questi animali, che sono fisicamente più deboli dell’uomo. Allo stesso tempo però cani e gatti sono abbastanza grandi da essere riconosciuti corna individui, e trattati come piccole persone. la taglia ridotta non sarebbe però sufficiente per gestire questi animali se il loro comportamento non fosse poco aggressivo, confidente e socievole: se non ha mai socializzato con l’uomo, anche un gattino di pochi mesi spaventato messo alle strette può trasformarsi in un pericoloso e selvaggio groviglio di zanne e artigli, impossibile da trattenere. Negli ultimi anni i gatti hanno raggiunto e superato i cani nel favore degli amanti degli animali da compagnia, diventando i più diffusi e popolari animali da affezione. Oltre alle caratteristiche elencate, il gatto può infatti contare su una maggiore adattabilità aria vita moderna, essendo un animale meno sociale che richiede quindi minori attenzioni e tollera meglio la solitudine, meno ingombrante e meno costoso di un cane.

La Domesticazione

Il processo di domesticazione del gatto iniziò in Egitto circa 6000 anni fa, ma resti di piccoli felini sono stati trovati, insieme con resti umani, anche in siti più antichi, risalenti a 9000 anni fa, in Mesopotania nell’Anatolia sudoccidentale e in Giordania le differenze nello scheletro tra la forma selvatica e quella domestica sono però cosi ridotte che non possibile stabilire se si trattasse già di gatti selvatici (Felis slivestris Iybloa) ammansiti, o piuttosto di animali catturati per la morbida pelliccia. Prove certe di una convivenza pacifica tra uomini e gatti risalgono dunque all’Antico Egitto, dove il gatto viene rappresentato in incisioni e pitture dal terzo millennio a il primo segnale della domesticazione della specie selvatica è la raffigurazione di un gatto che indossa un collare, scoperta in una tomba della quinta dinastia (circa 2600 a Dal 1600 a.C. il gatto compare in numerose raffigurazioni, sculture, dipinti, geroglifici, che di mostrano la sua crescente diffusione nella cultura e nelle case egizie. Gli Egizi avevano una grande passione e una sorprendente abilità nell’ammansire animali di ogni specie, come scimmie, babbuini, iene, oche, coccodrilli leoni, gazzelle e diverse specie di ungulati. Il gatto non rappresenta quindi un’eccezione nella società e nella vita del tempo, ma è certamente singolare il ruolo che il piccolo felino assume nella cultura religiosa egiziana. Malgrado l’indubbia attitudine a cacciare i roditori che infestavano i preziosi granai egiziani, il gatto non venne ammansito e addomesticato per le sue doti di predatore, ma fin dagli inizi il suo ruolo fu piuttosto quello di un oggetto di culto, un simbolo religioso e perfino una divinità.
Nell’Antico Egitto era riconosciuto uno stretto legame tra il calore vitale del sole e la forza del leone, rappresentata dal dio Ra e dalle grandi sfinge che vigilano le piramidi a Giza. Diverse divinità, come la dea lunare della fertilità Bastet, Sekhmet, Mut Neith sono legate ai felini Quando questi vennero addomesticati, la dea dalla testa di leone Bastet venne rappresentata come un piccolo gatto o come una donna dalla testa di gatto, e il culto del gatto crebbe ancora di più quando Bubastis città dedicata a Bastet, divenne capitale del regno. Erodoto visitò il tempio di Bastet nel V secolo, quando il culto del gatto era al culmine, e descrisse come centinaia di migliaia di questi animali venissero mummificati e sacrificati alla dea, e la città fosse luogo di grandi pellegrinaggi. Sempre secondo Erodoto, quando un gatto moriva naturalmente, i proprietari si rasavano le sopracciglia in segno di lutto e portavano animale nella città di Bubastis. dove veniva imbalsamato e seppellito. Il ruolo religioso del gatto non escludeva il legame affettivo con l’uomo, che lo nutriva e lo ospitava nella propria casa come animale da compagnia.